La Cassazione conferma: la vestizione può rientrare nell’orario di lavoro
Molti lavoratori arrivano sul posto di lavoro con qualche minuto di anticipo per indossare la divisa aziendale, preparare le attrezzature o raggiungere il reparto assegnato prima dell’inizio del turno.
Ma quei minuti devono essere pagati?
Secondo la Corte di Cassazione, in molti casi la risposta è sì.
Lo Studio Legale Ambrosino Lamanna ha recentemente assistito con successo un gruppo di lavoratori in una controversia riguardante proprio il riconoscimento economico del cosiddetto “tempo tuta”, ovvero il tempo necessario per indossare e togliere la divisa da lavoro.
Quando il tempo per indossare la divisa deve essere retribuito
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ormai consolidato un principio molto importante: quando il datore di lavoro impone al dipendente di cambiarsi in azienda e stabilisce modalità, luogo e tempi della vestizione, tale attività rientra nell’orario di lavoro e deve essere retribuita.
Non si tratta quindi di un’attività privata del lavoratore, ma di una fase direttamente collegata alla prestazione lavorativa.
In questi casi il tempo impiegato per:
- indossare la divisa;
- togliere la divisa;
- raggiungere il reparto assegnato;
- effettuare operazioni preliminari obbligatorie;
può essere considerato lavoro effettivo.
Il principio dell’eterodirezione
La Cassazione individua il criterio decisivo nel concetto di “eterodirezione”.
In parole semplici, occorre verificare se il lavoratore sia libero di scegliere dove e quando cambiarsi oppure se sia il datore di lavoro a imporre precise modalità operative.
Se il dipendente può indossare la divisa a casa e presentarsi già pronto al lavoro, normalmente il tempo impiegato non è retribuito.
Se invece l’azienda impone che la vestizione avvenga all’interno della struttura, negli spogliatoi aziendali o secondo specifiche procedure organizzative, il tempo dedicato a tali operazioni può diventare a tutti gli effetti orario di lavoro.
I casi più frequenti
La questione riguarda numerosi settori lavorativi.
Tra i lavoratori maggiormente interessati troviamo:
- personale sanitario;
- infermieri;
- operatori socio-sanitari;
- addetti alla sicurezza;
- lavoratori industriali;
- addetti alla logistica;
- operatori del settore alimentare;
- dipendenti che utilizzano dispositivi di protezione individuale (DPI).
In particolare, la Cassazione ha più volte evidenziato che esigenze di igiene, sicurezza e tutela della salute possono rendere obbligatoria la vestizione sul luogo di lavoro.
L’importanza delle timbrature
Un aspetto fondamentale riguarda il sistema di rilevazione delle presenze.
Per ottenere il riconoscimento economico del tempo dedicato alla vestizione, il lavoratore deve dimostrare che tali operazioni venivano svolte prima della timbratura in entrata o dopo la timbratura in uscita.
Se invece il cambio della divisa avviene durante l’orario già registrato dal badge aziendale, quel tempo risulta normalmente già retribuito.
La prova può essere fornita attraverso:
- regolamenti aziendali;
- ordini di servizio;
- testimonianze;
- prassi consolidate;
- documentazione interna.
La causa seguita dallo Studio Legale Ambrosino Lamanna
Lo Studio Legale Ambrosino Lamanna ha recentemente assistito un gruppo di lavoratori in una controversia avente ad oggetto il riconoscimento del tempo impiegato per le operazioni di vestizione e svestizione.
La vicenda ha riguardato l’applicazione dei principi elaborati dalla Corte di Cassazione in materia di lavoro effettivo e retribuzione delle attività preparatorie imposte dal datore di lavoro.
Il caso conferma come una corretta valutazione delle modalità organizzative aziendali possa consentire ai lavoratori di ottenere il riconoscimento di somme economiche spesso non corrisposte per anni.
Cosa può fare il lavoratore
Chi ritiene di svolgere attività preparatorie obbligatorie prima dell’inizio ufficiale del turno dovrebbe verificare:
- le modalità di utilizzo della divisa;
- le procedure imposte dall’azienda;
- gli orari di timbratura;
- il contratto collettivo applicato;
- eventuali disposizioni interne.
In presenza dei presupposti previsti dalla legge e dalla giurisprudenza, è possibile richiedere il riconoscimento delle differenze retributive maturate.
Assistenza legale per i lavoratori a Salerno
Le controversie relative all’orario di lavoro, agli straordinari non pagati e alla corretta retribuzione delle attività imposte dal datore di lavoro sono sempre più frequenti.
Lo Studio Legale Ambrosino Lamanna, con sede a Salerno, assiste lavoratori e dipendenti nella tutela dei propri diritti in materia di diritto del lavoro, recupero crediti da lavoro, impugnazione dei licenziamenti e riconoscimento delle differenze retributive.
Conclusioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che il tempo necessario per indossare e togliere la divisa può costituire a tutti gli effetti orario di lavoro quando l’attività è imposta dal datore di lavoro.
Per questo motivo molti lavoratori potrebbero avere diritto al pagamento di somme che non sono mai state riconosciute in busta paga.
Una verifica della propria posizione lavorativa può consentire di accertare l’esistenza di eventuali crediti e di tutelare i propri diritti.
